In Gran Bretagna le temperature sono in aumento, così come i produttori di vino, sostenuti dalla ricerca scientifica

Da tempo è scattato l’allarme per il riscaldamento globale, ma non per tutti è così negativo. Il cambiamento climatico rappresenta la speranza di ottenere temperature più miti per chi coltiva la vite in regioni fredde. E’ il caso di alcuni vignaioli britannici presi in considerazione in un articolo di Euronews. Proprio in questi giorni il giornale Telegraph ha dato rilievo alla notizia che il vino frizzante del Sussex ha ottenuto lo status di protezione regionale dall’Europa, e ha ricordato come negli ultimi anni le bottiglie prodotte dal Regno Unito siano in crescita; solo nel 2015, poi, sarebbero nati 37 nuovi produttori.

Questi viticoltori inglesi non si sono improvvisati ma hanno scommesso sulla produzione di uve dopo aver investito molti soldi e aver appreso le conoscenze tecniche necessarie alla vinificazione. E’ il caso di Mark Driver che nel 2009 è passato dall’occuparsi di hedge funds all’impiantare vigne nel Sussex dopo grandi investimenti e due anni di studio. Mark crede nel successo della sua attività soprattutto per la crescita sensibile delle temperature che permette all’uva di maturare meglio e conta di far diventare la sua azienda il più grande vigneto del Regno Unito entro il 2020.

E non è stato l’unico a scommettere su questo: ai confini del Norfolk, a Earsham una coppia di viticoltori, Ben e Hannah, è passata da un lavoro nell’informatica e nel turismo alla viticoltura, dopo aver viaggiato nei paesi che producono più vino al mondo e aver assimilato le conoscenze necessarie alla produzione in Francia.

Dietro a chi investe e si reinventa produttore ci sono le competenze scientifiche: Alistair Nesbitt dell’università di East Anglia si occupa del rapporto tra clima e vino in Gran Bretagna e a partire dallo storico delle temperature tra 1954 e 2015 ha messo a punto un modello per individuare le aree più adatte alla viticoltura in Inghilterra e Galles. Il modello si basa su un indice di idoneità alla coltivazione della vite che incrocia i dati su aumento delle temperature, stabilità del clima e piovosità.

L’altra faccia della medaglia sono gli scenari climatici ipotizzati dallo studio della ong Conservation International uscito nel 2013 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences: sia nella probabilità migliore – aumento di temperatura di due gradi e mezzo in 50 anni – sia in quella peggiore – 4,7 gradi in più –  avverrebbe una rivoluzione geografica della produzione, che ridurrebbe in modo marcato le quantità prodotte dalle principali aree vinicole. Secondo lo studio la produzione diminuirebbe dell’85 per cento nell’area mediterranea e si aprirebbe invece la possibilità di produrre vino in regioni oggi marginali, come l’Inghilterra o gli altopiani della Cina centrale.