Grazie al cambiamento climatico nel Sud del Cile si produce Pinot Nero da 120 dollari a bottiglia. Clienti cinesi e statunitensi

Anche in Patagonia il clima è cambiato. La regione all’estremo meridionale del continente americano, divisa tra Cile e Argentina e costellata di boschi e vulcani registra negli ultimi periodi temperature maggiori rispetto alla media, tanto che da due anni a questa parte nelle zone più soleggiate si produce un Pinot Nero, il Puelo Patagonia. Il Pinot Nero della Patagonia riesce a spiccare sul mercato anche grazie al enorme fascino turistico che la regione assume all’estero: tutte le bottiglie disponibili sono già state prenotate da clienti cinesi e statunitensi al prezzo di 120 dollari l’una, come già era accaduto con la prima produzione nel 2014. Gli effetti del riscaldamento del pianeta sulla coltivazione della vite, si erano constatati anche in Gran Bretagna, con l’aumento delle aziende vitivinicole inglesi.

 

L’azienda che produce il Puelo Patagonia, la Villaseñor Wines, è situata a Puelo, un migliaio di chilometri a Sud della capitale Santiago de Chile, in una zona con caratteristiche fisiche peculiari. Sergio Subiabre, direttore commerciale di Villaseñor, ha dichiarato al quotidiano argentino Clarín che c’è “un microclima con temperature che oscillano tra 14 e 32 gradi d’estate” e questo permette che “le uve riescano a compiere una maturazione forzata negli ultimi 2-3 mesi di crescita“. In questo modo il vino presenta “le stesse caratteristiche, grado alcolico e quantità di zucchero” di quello prodotto più a Nord nel Cile centrale.

Una bottiglia di Puelo Patagonia (fonte: Facebook)

Una bottiglia di Puelo Patagonia (fonte: Facebook)

L’azienda ha piantato le prime vigne nel 2010, e nel 2014 ha venduto 1.500 bottiglie del suo Pinot Nero della Patagonia, principalmente a Usa e Cina; ora la direzione sta pensando di estendere la propria produzione anche a Rose, Sauvignon Gris e Pinot Grigio. Altri produttori stanno sperimentando altre varietà in Chile, ma dall’altro lato della Cordigliera, in Argentina, già si produceva vino nell’area patagonica.

Con l’incremento delle temperature di circa due gradi e le minori precipitazioni, quest’area del Sud America può competere con le tradizionali aree vinicole cilene: come particolarità, la Patagonia può vantare la mineralizzazione del suolo dovuta a vulcani e montagne, che manca alle zone di produzione del Cile centrale e dona ai vini patagonici molto più sapore.

L’aumento della temperatura non si traduce solo in estensione della coltura della vite in Cile, ma anche in difficoltà legate all’idrografia.  “Nel rio Puelo – il fiume che passa per Puelo – c’è stata una diminuzione della portata causata dalla diminuzione delle precipitazioni e dalla minor formazione di neve”, ha spiegato José Luis Iriarte, esperto della Universidad Austral de Chile.