Glera incrollabile, radicchio in risalita. Prezzi in picchiata per cereali, frutta e carne, miglioramento per il latte

All’interno del mondo della produzione agricola in provincia di Treviso, le uniche certezze in termini di guadagno sono due: vino e radicchio, le due superstar che conviene produrre per non andare in perdita. Lo dicono i numeri riportati dal quotidiano La tribuna, presentati ieri da Confagricoltura Treviso e relativi a un annata che ha visto un’ottima vendemmia, con prezzi elevati dell’uva Glera, e un miglioramento della situazione per il radicchio, tornato a quotazioni accettabili.

Nel caso del vino, si difendono bene sia i rossi che i bianchi, con la punta di diamante del Prosecco, la cui uva è rimasta stabile tra 1,80 e 1,90 euro al chilo sia per la Doc che per la Docg; sul versante delle esportazioni continuano il traino della Gran Bretagna e la crescita degli Stati Uniti d’America.

Per quanto riguarda il radicchio, “fiore d’inverno” veneto, la stagione è stata migliore della precedente, che era stata contraddistinta da una produzione eccezionale e un conseguente crollo dei prezzi tra 1,5 e 2 euro, risaliti quest’anno a un livello compreso tra 3,5 e 4,5 euro al chilo.

In contrasto con la stabilità di vino e radicchio, è durissima la situazione per i produttori trevigiani di cereali, frutta e verdura, penalizzati da prezzi all’origine scesi del 5-6% rispetto all’anno precedente: ad affondare i primi sono stati soprattutto i prodotti provenienti in grande quantità dall’estero, capaci di abbassare i prezzi sotto la soglia di produzione e far registrare il minimo storico da due anni a questa parte; nel caso della frutta, la situazione dei prezzi di kiwi, mele e pere è stata esacerbata dai danni provocati dall’invasione delle cimici asiatiche. Il crollo ha interessato anche le uova, il cui costo di produzione, pari a 90 centesimi di euro al chilo, supera i 75 centesimi pagati all’origine.

Tenue ripresa per il latte nella seconda metà del 2016 che ha visto le proprie quotazioni risalire a settembre dai 19 centesimi di euro d’inizio anno a 40 centesimi, grazie ai contributi dell’Unione Europea per limitare la produzione e all’esplosione del burro a scapito del dibattuto olio di palma. Per i produttori di carne, invece, il problema da risolvere è la concorrenza europea, parallelamente al calo dei consumi.