Un’imprenditrice Gallese vendeva le bollicine alle feste su un “Prosecco van” con fusti e bottiglie, il vino alla spina cambierà nome

Se è alla spina non è Prosecco e non può essere chiamato tale per legge. L’ultimo episodio di applicazione del disciplinare europeo del 2009 è quello ripreso dal quotidiano inglese Telegraph: il divieto di vendere Prosecco alla spina ha colpito un’ imprenditrice gallese di 33 anni, Caroline Roberts, proprietaria di un Piaggio Ape 50 usata per trasportare fusti di Prosecco e servirlo direttamente nel calice a feste, eventi o matrimoni.

Anche se il vino proveniva dalla zona Doc, senza la bottiglia di vetro e la fascetta del Consorzio di tutela le bollicine non sono considerate Prosecco. Così l’intervento dell’unione Europea ha imposto che il vino servito dai fusti dell’Ape vada venduto sotto il nome di “Frizzante 1754“; allo stesso tempo, il ciclomotore a tre ruote, battezzato “Bella, the Prosecco Van, potrà continuare a chiamarsi così,  dato che Roberts alle feste vende anche bottiglie di Prosecco in regola, contenenti lo stesso Conegliano Valdobbiadene che è sigillato nei fusti.

L’imprenditrice, che ha avviato la propria attività circa un mese fa, ha deciso di cedere e cambiare il nome del vino alla spina di fronte alla possibilità di venire multata per 17 mila sterline – 20 mila euro.

 

È uno degli effetti dell’inasprimento dei controlli richiesto nel 2015 dai consorzi di tutela, dopo che un’interrogazione parlamentare aveva spinto Bruxelles a bloccare il fenomeno del Prosecco alla spina nei pub inglesi, all’epoca accompagnata dal hashtag #proseccoontap sui social.

La sorveglianza sul vino venduto sul suolo britannico spetta agli enti competenti del paese, che lavorano a stretto contatto: si tratta della Food Standards Agency, responsabile delle frodi alimentari, e dell’Intellectual Property Office, che si occupa di marchi registrati. La Gran Bretagna, di cui il Galles fa parte, nel 2016 si è riconfermato il più assetato consumatore di Prosecco al mondo, un mercato capace di assorbire il 43% della produzione, dopo che nel 2015 erano stati stappati 86 milioni di bottiglie di bollicine, il 50% in più rispetto al 2014.