Secondo il Guardian serviranno nuovi accordi per proteggere i nomi dei prodotti europei in Gran Bretagna

La Commissione europea sarebbe preoccupata per il futuro delle denominazioni dei prodotti dopo che la Gran Bretagna avrà lasciato l’Unione per effetto della Brexit. Ai timori si aggiungerebbero la riduzione del budget delle Politiche agricole comunitarie e la restrizione del mercato europeo.

Tali sarebbero i contenuti di alcuni documenti recentemente trapelati e menzionati in un articolo del giornale britannico Guardian, secondo cui il compimento del percorso di uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea creerebbe un paradosso burocratico: fuori dall’Unione la Gran Bretagna sarebbe in grado di violare la protezione finora garantita dall’Indicazione geografica al nome di 1.150 prodotti di specifici territori del Continente – come Champagne, Bordeaux, Prosciutto di Parma o Parmigiano Reggiano – e conservare allo stesso tempo lo status protetto dei propri prodotti tipici, come il formaggio Cheddar, registrato come “West Country Farmhouse Cheddar Cheese”, e lo Scotch Whisky, colonna dell’economia britannica.

Stando al Guardian, sarebbe il documento stesso a evidenziare apertamente che nella situazione attuale la protezione garantita dall’Europa alle indicazioni geografiche cesserebbe di avere valore per Londra, esponendo i prodotti alla contraffazione: in tal caso neppure la regina sarebbe in grado di impedire che i produttori inglesi ribattezzino il proprio vino frizzante “English champagne” o il proprio prosciutto “English parma ham” ; allo stesso tempo, le 59 denominazioni registrate dalla Gran Bretagna continuerebbero ad essere valide per l’Europa, se non saranno rinegoziati gli accordi attualmente in vigore.

Il documento uscito allo scoperto sosterrebbe quindi che nel caso in cui si creasse un nuovo tipo di relazione tra Gran Bretagna ed Europa, sulla base di un accordo di libero scambio, sarebbe importante pensare a un reciproco riconoscimento delle indicazioni geografiche.

L’uscita della Gran Bretagna comporterebbe anche una diminuzione del budget delle Politiche agricole comunitarie, un costo che, secondo il documento, oscillerebbe tra 1,2 e 3,1 miliardi di euro. Preoccupa anche la sensibile restrizione del mercato cui le aziende extra europee hanno accesso grazie agli accordi con l’Unione: queste ultime rischierebbero di non digerire il cambiamento e la Brexit potrebbe destabilizzare l’equilibrio economico su cui gli attuali accordi di libero scambio si basano.