Il presidente della Doc del Prosecco: “L’aggettivo ‘Dry’ sarebbe stato inattaccabile”. Si attende la pubblicazione del disciplinare

La Doc del Prosecco è ancora sul piede di guerra. Il presidente della denominazione, Stefano Zanette, ha dichiarato in un’intervista a Sapori del Piemonte che è “inaccettabile” il nome ‘Secco’ usato per la nuova tipologia di spumante Asti di uve Moscato, caratterizzata da un quantitativo di zuccheri minore dell’Asti Dolce. Il 16 febbraio l’assessore all’Agricoltura del Piemonte, Giorgio Ferrero, aveva salutato l’approvazione della nuova Docg da parte del Ministero, definendo il disciplinare “inattaccabile”.

Il problema dell’aggettivo sarebbe che richiama il nome del Prosecco: «In questo modo – ha dichiarato il presidente a Sapori del Piemonte – si evoca la nostra denominazione e noi, che la stiamo difendendo da tentativi di clonazione in tutto il mondo, non possiamo accettarlo”.

La durezza con cui il sistema Prosecco ha accolto la nuova denominazione Asti è dovuta alla recente commercializzazione in Inghilterra di un vino che ricorda le bollicine venete, pur essendo diverso: “L’ultima imitazione è il Progrigio, spumante a base di uve pinot e glera, venduto nel Regno Unito e prodotto da un’azienda della nostra zona – ha specificato Zanette -. Stiamo muovendoci per affrontare questo problema e non possiamo certo creare un precedente avallando il progetto dell’Asti Secco».

Come riporta il Corriere del Veneto, il ProGrigio viene venduto dalla catena di supermercati Asda a 5 sterline in bottiglie su cui campeggia la seducente scritta “Premium Italian Sparkling Wine”.

Zanette ha sottolineato di non mettere in discussione la buona fede dell’amministrazione regionale piemontese, che era inizialmente propensa all’uso del termine “Dry” per la nuova denominazione: un aggettivo che il presidente della Doc Veneta ha definito a Sapori del Piemonte “inattaccabile e lontano da ogni sospetto di emulazione del Prosecco»

Il sistema Prosecco aspetta quindi il verdetto del Comitato vitivinicolo nazionale sulla vicenda e invoca la tutela dello Stato per la denominazione veneta, senza nascondere la volontà di ricorrere a “modi” e “sedi” opportune per difenderne il marchio.