A due passi dal centro sorgono i vitigni di Cabernet e Merlot coltivati dai frati Carmelitani Scalzi

Si tratta dell’unica vigna dentro la città di Treviso, appena dietro la Chiesa di San Giovanni della Croce, poco distante da Porta Santi Quaranta: 600 piante che producono più di 70 quintali di uva, un tempo vinificata dai frati che abitano il convento connesso alla chiesa, a ridosso del Put.

Come riporta La Tribuna di Treviso, un tempo i religiosi curavano assieme ai fedeli  la crescita di questa “vigna del Signore”, raccoglievano l’uva e ne conservavano il mosto in botti poste nelle cantine sotterranee del convento; oggi la produzione avviene fuori dalla struttura, viste le forze ridotte dei consacrati, che sono rimasti in 8, un numero esiguo per sobbarcarsi il lavoro di viticoltura, in aggiunta a quello di cura della comunità di fedeli, diventata numerosa nel corso degli anni.

Una statua della Madonna nel giardino (fonte: http://treviso.carmeloveneto.it)

Il priore della comunità, padre Giuseppe, racconta a La Tribuna che “la vigna è diventata così anche un’occasione di coesione, di impegno. Vi partecipano fedeli, ma anche pensionati che vengono da altre parti della provincia”.

Molti infatti si offrono di lavorare alla cura di questa piccola oasi scampata allo sviluppo della città di Treviso: alle esigenze della modernità sono state sacrificati l’orto e le stalle con gli animali, che oggi non esistono più, per lasciare spazio a parcheggi per i fedeli.

La viticoltura è legata alla tradizione duecentesca dei Carmelitani Scalzi – il loro convento a Venezia è sede di un altro giardino segreto lussureggiante di viti -, un ordine che a Treviso è arrivato nel 1681, dove ha edificato l’attuale convento con le viti nel 1896.

A minacciare questa storia secolare ci pensa anche la burocrazia: le regole sempre più rigide per la vinificazione e i vari disciplinari legati alle zone di produzione rischiano di soffocare realtà provenienti da un’altra epoca, come la viticoltura dei Carmelitani Scalzi a Treviso.