Hanno meno di 30 anni e cucinano solo quello che producono. La scuola di Mestre ne ha sfornati 10

Sono in 10 ad aver superato l’esame finale: a loro sono andati i diplomi e il diritto a iscriversi all’albo nazionale. Sono i nuovi agrichef formati dalla scuola di Coldiretti presso l’istituto Berna di Mestre: come riportato da La Nuova Venezia, sono stati insigniti del titolo all’agriturismo “La Cascina” di Diego Scaramuzza, presidente di Terranostra, l’Associazione per l’agriturismo, l’ambiente e il territorio di Coldiretti. Il corso, partito a inizio anno, si è svolto in parallelo a Mestre e a Verona, con le stesse caratteristiche: 300 ore di frequenza, tra teoria e pratica, e 30 anni come età massima dei partecipanti. Molti dei recenti diplomati al corso di Mestre sono veneziani – ben sei – e tutti loro già hanno un’azienda agrituristica attiva nella regione.

Ma cos’è esattamente un agrichef? Un cuoco che produce ciò che cucina. Si tratta di figure nate nel 2015 assieme al Festival degli Agriturismi italiani nel solco tracciato da Expo: sono agricoltori che uniscono i saperi e le tradizioni contadine alle ricette tramandate di generazione in generazione, in una cucina semplice ma professionale.

Quali sono i punti di forza di un agrichef per competere nel mercato? “L’attenzione al cliente soprattutto con menù personalizzati e costruiti su misura per consolidare un rapporto fidelizzato con il consumatore – ha dichiarato Diego Scaramuzza al quotidiano La Nuova Venezia – Per questo abbiamo studiato formule dedicate al messaggio sociale del cibo. Le performance di oggi lo testimoniano: ragionare su un’ospitalità attenta alle religioni, ai gusti, alle abitudini alimentari rende l’offerta mirata e vocata secondo i fondamenti dell’attività di ristorazione in campagna”.

Diego Scaramuzza ha anche aggiunto: “La dinamicità che  sta animando sempre più antichi e moderni mestieri come pastori, bachicoltori, pescatori, operatori rurali sociali e didattici, piloti di drone e agrichef, per questo occorre una riforma dell’istruzione professionale che consideri questo fenomeno. Intanto come Coldiretti incoraggiamo con responsabilità questa sana rivoluzione imprenditoriale”.