Il gallo nero festeggia il cinquantesimo compleanno nel 2017, assieme a 13 altre denominazioni nate nel 1967

Era il 1967, per l’esattezza il 9 agosto. Quell’anno un decreto presidenziale sancì la nascita della Denominazione di origine controllata del Chianti Classico, dando avvio al percorso che nel 1984 la trasformerà in Docg, autonoma dal 1996. Tra pochi mesi saranno trascorsi 50 anni dal momento fondativo di una delle Doc toscane per eccellenza alle orecchie dei consumatori stranieri.

Sono cinquant’anni di successi, quelli del Chianti Classico, un marchio che nel 2016 è arrivato a toccare i 285mila ettolitri di vino immessi nel mercato, l’80% dei quali viene bevuto all’estero, principalmente tra Stati Uniti d’America, Germania e Gran Bretagna. Secondo gli ultimi numeri diffusi in occasione dell’evento Chianti Classico Collection, il valore totale della produzione vinicola imbottigliata è di 400 milioni di euro, che salgono a 700 milioni per quanto concerne il fatturato globale.

L’area di produzione del Chianti Classico (fonte: www. chianticlassico.com)

L’emblema del gallo nero ricalca il simbolo della Lega Militare del Chianti, una giurisdizione autonoma istituita nel 1384 per amministrare il territorio degli attuali comuni di Radda, Castellina e Gaiole per conto del governo fiorentino; ancora oggi il gallo nero dipinto da Giorgio Vasari si trova sul soffitto del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze.

La storia ufficiale del Chianti inizia però con l’azione legislativa di Cosimo III, Granduca di Toscana, che tracciò i confini della zona di produzione del vino: il Granduca la stabilì in un territorio compreso tra le città di Firenze e Siena nel 1716, un provvedimento celebrato nel 2016, per la ricorrenza del terzo centenario.

Anche se la popolarità del vino fa sì che ben presto la coltivazione delle uve e i sistemi di produzione tipici della zona riconosciuta dalla norma si diffondano nelle aree vicine, una soluzione arriverà solo nel ‘900: nel 1924 un gruppo di produttori fonda il Consorzio per la difesa del vino Chianti per controllare la nascita di imitazioni.

Risale invece al 1932 l’uso dell’aggettivo “classico” che distingue il Chianti prodotto nell’area individuata nel XVIII secolo da Cosimo III: si tratta del primo intervento del Governo italiano in materia.

L’area del Chianti Classico, dotato di consorzio di tutela e disciplinare proprio, comprende per intero i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.

Un’area diversa da quella del Chianti: quest’ultima, stabilita da Decreto Ministeriale nel ’32 e costituita come Doc con Decreto del Presidente della Repubblica nello stesso giorno del vino “Classico” – con cui condivide una storia istituzionale parallela – è distribuita tra le province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia e Siena.

Come per il Chianti Classico, 50 anni scadono nel 2017 per il Chianti, ma raggiungono lo stesso traguardo anche le Doc Asti, Carema, Colli Piacentini, Elba, Erbaluce di Caluso, Gattinara, Sangiovese di Romagna, Albana di Romagna, Franciacorta, Lugana, Rosso Conero, Verdicchio di Matelica.

Il Consorzio del gallo nero sta lavorando per candidare il territorio della Docg a patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco, come di recente è avvenuto per le colline del Prosecco.