Il terreno si trova a Sebastopoli e sarebbe il primo passo per avviare una produzione vinicola italiana in Crimea

In Crimea metterà radici un pezzo di Veneto, quello legato al vino e alla viticoltura. La notizia pubblicata dal quotidiano Il Gazzettino, risale ad alcuni giorni fa: un imprenditore della delegazione veneta è tornato dalla missione esplorativa a Yalta con una concessione di 49 anni per impiantare 3.500 ettari di vigneti a Sebastopoli, nell’area del Mar Nero, dove ristrutturerà una vecchia cantina. Il Gazzettino precisa che l’affare “si perfezionerà solo in questi giorni con la firma della concessione e l’avvio di un’impresa che godrà di non pochi benefici fiscali”. L’accordo si inserisce nel contesto dello Yalta Internazional Economic Forum, che aveva in programma da tempo la nascita di una produzione vinicola italo-crimeana.

Ora parrebbe che gli effetti dei tour esplorativi si comincino a vedere: già l’anno scorso una delegazione di imprenditori – tra cui il presidente della Cantina di Soave, Attilio Carlesso e Marcello Veronesi dell’omonima azienda agricola – e politici veneti aveva visitato la regione, in particolare, le cantine Massandra a Yalta, le più grandi della Crimea. L’obiettivo sarebbe stato quello di inserire i produttori italiani nella produzione vinicola locale. Anche il produttore toscano Riccardo Baracchi aveva visitato l’azienda Massandra, constatando come la zona fosse “una terra decisamente favorevole per la produzione di vini secchi”.

Già da un paio d’anni la contesa penisola ucraina aveva attirato l’attenzioni delle case vinicole internazionali, dopo il ritorno alla Federazione russa. Già a luglio del 2016 il ministro dell’Agricoltura locale, Andrey Grigorenko aveva dichiarato che “la coltivazione di viti e la produzione vinicola sono settori prioritari per lo sviluppo agricolo della nostra repubblica, ragion per cui diamo il benvenuto agli investimenti in Crimea”, commentando la decisione del produttore francese Liber Pater Bordeaux di impiantare una cantina nel paese.